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On air_ Mother - Pink Floyd

Quelle sere in cui lasci che sia l'alcool a parlare perché le parole più sincere sono lì, sul fondo di una bottiglia sempre troppo vuota per lasciarti andare del tutto.

Quelle sere in cui vorresti solo sprofondare in quei pozzi bui che ti si spalancano davanti quando è qualcos'altro a darti il coraggio di guardare in faccia la realtà.
Quando, finalmente, tutto ti appare più chiaro.
Quando sai, con una brutale certezza che da sobria continuerà a mancarti, che tutto l'amore del mondo per la musica non ti salverà da un tendine traballante e da una mano troppo debole per arrampicarsi sulle vette di ottave che sogni da una vita.
Quando vedi che il tuo sogno è fatto di grandi speranze, ma che l'inattività di mesi inizia a distruggerti lentamente dentro, a dispetto di quanto grandi possano essere i tuoi sogni. 
Quando capisci, e te ne maledici ogni secondo, che forse qualcuno è passato dal tuo letto e tu hai lasciato più di un pezzo di cuore ad aspettare il suo ritorno. Quando sai che è troppo lontano, troppo distante, troppo perso in sé stesso perché possa aiutarti a trovare quei frammenti di cuore che hai lasciato sulle sue labbra quando inaspettatamente sei tornata a baciarlo dopo mesi, e sai che tutto questo non potrai mai, MAI, dirglielo. Perché non avrebbe senso, perché la lucidità improvvisa ti rivela che, semplicemente, hai puntato sul colore sbagliato, perché la roulette del destino non perdona deviazioni incompatibili con il normale e placido scorrere del tempo, e voi due siete la variazione anomala che manda all'aria ogni calcolo, ogni logica, e, come tutti i numeri irreali, siete poco più di una costruzione teorica fatta di segreti d'ufficio e reciproche debolezze imperdonabili.
Quando, ascoltando quella che dovrebbe essere la ninna-nanna perfetta per le anime in pena, risenti quel senso di colpa strisciante e soffocante dell'irriconoscenza, dell'essere poco più di un parassita. di un organismo opportunista sulle spalle di due genitori che per te hanno dato anche l'anima, e quell'antico sentimento di agnus dei qui tollis peccata mundi ripiomba su di te, quando ritorni ad essere l'agnello sacrificale dei loro sogni rosei, sicuramente più rosei dei tuoi,di quel futuro così bello e dorato che sognavano per te quando hai iniziato a inseguire quel sogno che ti ha accompagnato per metà di una vita, e che risuona di echi altisonanti e ambiziosi, di meravigliose prospettive future su cui hai scommesso forse meno di loro. 
Quando ti senti inutile, fallita, incredibilmente piccola, sola per scelta e per condanna, quando cerchi di trovare un senso a una wanderlust che non ti abbandona mai e al dolore di strappare via radici che sono così profonde da penetrare nelle ossa, quando vorresti sapere disperatamente cosa fare per non vedere la delusione nei loro sguardi, per avere qualcosa da attendere con ansia, e ti ritrovi semplicemente a compilare minuziosamente un indice analitico del tuo essere mediocre, dei tuoi fallimenti per inerzia, o chissà, per mancanza di coraggio di strappare via radici forse anche troppo superficiali secondo ogni canone accademico, ma troppo, troppo profonde per far finta che non siano mai esistite.
Quelle sere che il tuo cuore, il tuo cervello ti presentano impietosi il conto di ogni singolo fallimento, in cui le dita incespicano maldestre in ogni tasto, scivolando su ogni lettera, in cui anche il suono delle unghie che picchettano su una tastiera sembra andare a tempo, come in un valzer perverso di rimorsi e recriminazioni, con le gocce di pioggia che si affastellano una dietro l'altra in una notte di pioggia che cancella ogni colpa, e lava via ogni peccato.
Quelle sere in cui le lacrime non hanno nessuno che possa impedirgli di rigare le guance, quelle sere in cui tremare di freddo e desiderare un abbraccio sono elementi imprescindibili dello stesso sentirsi un fallimento, un esperimento mal riuscito, e non riuscire a vedere una via d'uscita onorevole con cui dire "scusate, mi sono sbagliato, non era questo il mio sogno, ridatemi una vita a misura della mia mediocrità".
E sapere già che l'indomani porterà un nuovo giorno da affrontare stringendo i denti, mostrando al mondo quel lato di te che sa sopravvivere con classe, quasi con leggerezza a ogni sua mancanza, e trova un lato ironico in ogni amore non corrisposto, in ogni carriera da sogno mai intrapresa, in ogni aspettativa disattesa e in ogni consapevolezza di essere solo un grimaldello per altrui debolezze, e non un vero desiderio.
Arriverà domani, e la sincerità dell'alcool sarà svanita, ricomincerò a vivere come se  nulla fosse, come se tutto fosse perfetto, e troverò nuovi motivi per lottare perché almeno una frazione significativa dei sogni di gloria si avveri.  Perché il fallimento non è contemplato, perché, da qualche parte mille chilometri più a sud, qualcuno crede davvero in me, perché, in una notte di qualche mese fa, la mia incontenibile logorrea veniva costantemente perdonata in nome di qualcosa di irreale come la mia mente. 
Ma stasera la mia mente è un corto circuito di segni meno, nella penombra di una casa deserta e di un crepaccio in cui ho scelto di lanciarmi per cercare di essere realista, per cercare di perdonarmi tutte le polarità negative che non riuscirò mai a compensare, per esorcizzare amori mai nati e morti sul nascere, per dimenticare il fascino che può avere il fondo di una bottiglia e un sogno infranto. 
Domani ne uscirò con meno lacrime e il cerchio alla testa dei purgatori delle sbronze che si trascinano via.
Nel frattempo, buio totale sia.

Pubblicato il 8/3/2013 alle 23.0 nella rubrica Diario.

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