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ladymercury
Loveless land of a crazy, loveless gipsy princess.
8 marzo 2013
On air_ Mother - Pink Floyd
Quelle sere in cui lasci che sia l'alcool a parlare perché le parole più sincere sono lì, sul fondo di una bottiglia sempre troppo vuota per lasciarti andare del tutto.
Quelle sere in cui vorresti solo sprofondare in quei pozzi bui che ti si spalancano davanti quando è qualcos'altro a darti il coraggio di guardare in faccia la realtà.
Quando, finalmente, tutto ti appare più chiaro.
Quando sai, con una brutale certezza che da sobria continuerà a mancarti, che tutto l'amore del mondo per la musica non ti salverà da un tendine traballante e da una mano troppo debole per arrampicarsi sulle vette di ottave che sogni da una vita.
Quando vedi che il tuo sogno è fatto di grandi speranze, ma che l'inattività di mesi inizia a distruggerti lentamente dentro, a dispetto di quanto grandi possano essere i tuoi sogni. 
Quando capisci, e te ne maledici ogni secondo, che forse qualcuno è passato dal tuo letto e tu hai lasciato più di un pezzo di cuore ad aspettare il suo ritorno. Quando sai che è troppo lontano, troppo distante, troppo perso in sé stesso perché possa aiutarti a trovare quei frammenti di cuore che hai lasciato sulle sue labbra quando inaspettatamente sei tornata a baciarlo dopo mesi, e sai che tutto questo non potrai mai, MAI, dirglielo. Perché non avrebbe senso, perché la lucidità improvvisa ti rivela che, semplicemente, hai puntato sul colore sbagliato, perché la roulette del destino non perdona deviazioni incompatibili con il normale e placido scorrere del tempo, e voi due siete la variazione anomala che manda all'aria ogni calcolo, ogni logica, e, come tutti i numeri irreali, siete poco più di una costruzione teorica fatta di segreti d'ufficio e reciproche debolezze imperdonabili.
Quando, ascoltando quella che dovrebbe essere la ninna-nanna perfetta per le anime in pena, risenti quel senso di colpa strisciante e soffocante dell'irriconoscenza, dell'essere poco più di un parassita. di un organismo opportunista sulle spalle di due genitori che per te hanno dato anche l'anima, e quell'antico sentimento di agnus dei qui tollis peccata mundi ripiomba su di te, quando ritorni ad essere l'agnello sacrificale dei loro sogni rosei, sicuramente più rosei dei tuoi,di quel futuro così bello e dorato che sognavano per te quando hai iniziato a inseguire quel sogno che ti ha accompagnato per metà di una vita, e che risuona di echi altisonanti e ambiziosi, di meravigliose prospettive future su cui hai scommesso forse meno di loro. 
Quando ti senti inutile, fallita, incredibilmente piccola, sola per scelta e per condanna, quando cerchi di trovare un senso a una wanderlust che non ti abbandona mai e al dolore di strappare via radici che sono così profonde da penetrare nelle ossa, quando vorresti sapere disperatamente cosa fare per non vedere la delusione nei loro sguardi, per avere qualcosa da attendere con ansia, e ti ritrovi semplicemente a compilare minuziosamente un indice analitico del tuo essere mediocre, dei tuoi fallimenti per inerzia, o chissà, per mancanza di coraggio di strappare via radici forse anche troppo superficiali secondo ogni canone accademico, ma troppo, troppo profonde per far finta che non siano mai esistite.
Quelle sere che il tuo cuore, il tuo cervello ti presentano impietosi il conto di ogni singolo fallimento, in cui le dita incespicano maldestre in ogni tasto, scivolando su ogni lettera, in cui anche il suono delle unghie che picchettano su una tastiera sembra andare a tempo, come in un valzer perverso di rimorsi e recriminazioni, con le gocce di pioggia che si affastellano una dietro l'altra in una notte di pioggia che cancella ogni colpa, e lava via ogni peccato.
Quelle sere in cui le lacrime non hanno nessuno che possa impedirgli di rigare le guance, quelle sere in cui tremare di freddo e desiderare un abbraccio sono elementi imprescindibili dello stesso sentirsi un fallimento, un esperimento mal riuscito, e non riuscire a vedere una via d'uscita onorevole con cui dire "scusate, mi sono sbagliato, non era questo il mio sogno, ridatemi una vita a misura della mia mediocrità".
E sapere già che l'indomani porterà un nuovo giorno da affrontare stringendo i denti, mostrando al mondo quel lato di te che sa sopravvivere con classe, quasi con leggerezza a ogni sua mancanza, e trova un lato ironico in ogni amore non corrisposto, in ogni carriera da sogno mai intrapresa, in ogni aspettativa disattesa e in ogni consapevolezza di essere solo un grimaldello per altrui debolezze, e non un vero desiderio.
Arriverà domani, e la sincerità dell'alcool sarà svanita, ricomincerò a vivere come se  nulla fosse, come se tutto fosse perfetto, e troverò nuovi motivi per lottare perché almeno una frazione significativa dei sogni di gloria si avveri.  Perché il fallimento non è contemplato, perché, da qualche parte mille chilometri più a sud, qualcuno crede davvero in me, perché, in una notte di qualche mese fa, la mia incontenibile logorrea veniva costantemente perdonata in nome di qualcosa di irreale come la mia mente. 
Ma stasera la mia mente è un corto circuito di segni meno, nella penombra di una casa deserta e di un crepaccio in cui ho scelto di lanciarmi per cercare di essere realista, per cercare di perdonarmi tutte le polarità negative che non riuscirò mai a compensare, per esorcizzare amori mai nati e morti sul nascere, per dimenticare il fascino che può avere il fondo di una bottiglia e un sogno infranto. 
Domani ne uscirò con meno lacrime e il cerchio alla testa dei purgatori delle sbronze che si trascinano via.
Nel frattempo, buio totale sia.



permalink | inviato da ladymercury il 8/3/2013 alle 23:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
5 novembre 2012
Scrapbook.
E in serate come questa, in cui l'unica ancora di salvezza è continuare a perdersi nelle nuvole di fumo che si dissolvono in attesa dell'alba di una nuova settimana che continua a sembrare troppo lontana, l'unica cura è scrivere, scrivere e continuare a scrivere. 
Continuare a immaginare (o forse ricordare?) paesaggi, volti, cercare di inventare una storia e tentare di raccontarla fino alla fine, sperando che altri nomi e altriquando riescano a mettere un freno alla memoria, e riescano a creare un mondo che non esiste, dipingendone con cura i dettagli, i volti, i suoni. 
Pescando da un album di ricordi frammentari, cercando uno scampolo del cielo azzurro da abbracciare e respirare a pieni polmoni in un torrido pomeriggio d'estate, cercando un ritaglio di una notte in riva al mare in attesa della tempesta. 
E quando sembra che le parole riescano a scorrere, finalmente, sul foglio di bytes che nessuna traccia manterrà di tutto questo, quando inizio a intravedere il profilo in controluce dei personaggi che si muovono sulla scena che gli ho disegnato attorno, quando finalmente mi illudo che, almeno per una sera, il mondo reale sia rimasto chiuso fuori da questa stanza, e che sia poco più di un album di figure da ritagliare, da scomporre e da incollare a caso...
...rileggo quello che ho scritto, e le tue parole, i tuoi gesti, persino i tuoi difetti..sono tutti su quel foglio bianco. 
Senza che io lo volessi, senza che, in fondo, ti pensassi. 

Salvare? ...No. Cercare una cura nell'ennesima ultima sigaretta? Probabilmente sì.

Lady Mercury



permalink | inviato da ladymercury il 5/11/2012 alle 1:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
1 ottobre 2012
On air- Wonderlust king

But I'm a wonderlust king, I stay on the run, Let me out, let me be gone.

 

Cambiare continuamente orizzonti, cercarne sempre di nuovi, partire all'avventura, sempre e comunque, per continuare a meravigliarsi, per scoprire che per ogni domanda che inizia con "E se..." ci sono milioni di opzioni che mai avresti preso in considerazione, se non ci fosse stato il cielo di un luogo fino ad allora sconosciuto a sussurrarti una risposta che non ti saresti mai aspettato.

Immaginarsi un futuro sotto un cielo sempre diverso, cercarlo ovunque,ritrovarsi un giorno a sentirsi pronti a rimettere in scatoloni preparati con cura sei anni di vita scanditi da notti infinite in riva al mare aspettando l'arrivo della bora pronta a spazzare via tutto. Capire, finalmente, che la decadenza asburgica di questa città non può essere la risposta a tutte le domande, capire che il futuro, il resto della vita, inizia fuori dai suoi confini.

Sentirsi finalmente pronti, e, allo stesso tempo, sapere che abbandonare questa città vuol dire soltanto fare un gigantesco passo indietro nella ricerca di quell'equilibrio, sia pur minimo, che cerco disperatamente. 

Capire che andarsene vuol dire soltanto aggiungere un altro immenso difetto alla lista, già lunghissima, dei motivi per cui qualsiasi "what if",qualsiasi tentativo di rivalutare la tanto vituperata abitudine resterà, ancora per molto, poco più di un esempio di puro sillogismo aristotelico. Un puro esercizio speculativo fallace già in partenza. 

I've travelled the world, looking for lovers of the ultimate beauty but I've never settled in. 

Il baffuto ucraino, su questo, ha assolutamente ragione, perché è l'unica opzione plausibile per chi non sa sotto quale cielo si sveglierà tra un mese,tra due. Per chi fa anche fatica a immaginare dove potrebbe trovarsi tra un anno. Per chi passa le giornate a interrogare la mail come un aruspice, in attesa di una risposta che potrebbe portarti ovunque, o in nessun luogo. In queste condizioni, chiaramente, promettere eternità eccessivamente sopravvalutate o eterni amori è irresponsabile, e fondamentalmente, è una menzogna di cui si è anche troppo consapevoli. 

Non c'è tempo, non c'è mai abbastanza tempo per gettare basi solide, per promettersi di affrontare con stoica sopportazione chilometri, assenze fin troppo giustificabili, e atti di paziente eroismo. Queste doti sono appannaggio di storie solide come radici centenarie, non dell'incerto studiarsi, avvicinarsi, perdersi e ritrovarsi di incontri fugaci.Quando si riparte, tutto quello che resta è solo l'infinita serie di domande rimaste senza risposta, di parole non dette perché potenzialmente fraintendibili da chi, per un momento, incrocia la strada di un eterno viandante.

L'unica cosa da fare, allora, è cercare qualcuno di cui non sentire troppo la mancanza. Qualcuno che non ti preghi di restare, ma di continuare a scoprire dove potrebbe portarti l'infinito itinerario che hai intrapreso. Qualcuno che sa di essere il ricordo che ti porterai via una volta rifatti i bagagli e detto addio ad un posto. Qualcuno che non creda agli addii, ma che non si illuda futilmente che possano inevitabilmente trasformarsi in arrivederci. 

Lady Mercury

 




permalink | inviato da ladymercury il 1/10/2012 alle 12:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
22 settembre 2012
Green fairy
Una zolletta di zucchero che si scioglie poco a poco. una fatina verde brillante che mi sorride e mi sfida. 
E gioco, sapendo già di andare incontro a un'inevitabile sconfitta, un'altra partita contro la fatina della decadenza che tanto amo. 
Gioco, sapendo di perdere già in partenza, perché in certe sere scoperchiare il vaso di pandora dei propri rimpianti è una necessità che prende alla gola, allo stomaco. 
Gioco, e proprio perché so che alla fine del bicchiere mi aspetta una disfatta preparo le mie carte, svio da quello che potrebbe annuvolarmi l'animo il tempo necessario per sprofondare in un abisso da cui, almeno per ora, non saprei trovare la via d'uscita. 
E mi meraviglio delle mie tattiche da sconfitta programmata, dal fatto che, con modalità del miracoloso, riesco a tenere la mente, la tastiera e la voglia insopprimibile di scrivere al boss due righe, per dirgli che mi manca con l'innocente franchezza delle sbornie peggiori, in cui la verità sembra troppo, troppo semplice da individuare e da dire. 
E forse anche per questo, per questa tattica collaudata che mi permette di evitare di fare danni, che sono qui a scrivere su questa pagina nera che in realtà è poco più della stanza insonorizzata in cui urlare tutto quello che di giorno, alle persone che mi circondano, non saprei spiegare.
Quindi, boss, forse è la fatina che parla, ma davvero, non hai minimamente idea di quanto mi manchi. 
E anche se la risposta fosse un chissene, questo non cambierebbe nulla di una virgola.
Non che te lo dirò mai, boss. 
Non sono tipa, e non sei la persona con cui fare questi discorsi idioti.
E domani mattina, di tutto questo, resterà solo il sospiro di sollievo di non averti scritto per dirti queste cazzate.
Bacio, boss.

Lady Mercury



permalink | inviato da ladymercury il 22/9/2012 alle 1:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
14 settembre 2012
Regrets
And now?

Pour my life into a paper cup 
The ashtray's full and I'm spillin' my guts 
She wants to know am I still a slut 
I've got to take it on the otherside 

Forse avevi ragione, saresti diventato solo un ennesimo rimpianto. E chi lo sa, se non mi avessi detto queste parole, adesso, non sarei con la mente che cerca in tutti i modi di tornare mille chilometri più a sud. 
E lo so, è solo la mia nostalgia, l'infinita serie di vorrei ma non posso, il sottile dubbio che in fondo tutto questo non sia mai esistito. 
Non mi illudo neanche che ti sia venuto il dubbio se ne valessi la pena o meno. Probabilmente no, lascia che ti suggerisca anche la risposta. Ma, forse, questo è qualcosa che sapevamo benissimo entrambi.
Per questo non ti biasimo, e non perdo neanche tempo a lasciarti intuire che mi manchi terribilmente. E non è perché mi illudo che, almeno nella mia testa, questa estate delirante possa diventare materiale da amori adolescenziali. Non siamo in Grease, perdio. 
Però la nostalgia rimane. Anche se la nascondo più o meno male, se l'unico indizio tangibile è e continua a essere quella strana ossessione per qualche canzone, se continuo a far finta di non essere andata via per continuare a disegnare conversazioni demenziali con te, con il ragazzino dal volto d'angelo, con il mio Blasfemo adorato sul filo dei bytes, ed essere felice ugualmente perché, almeno per ora, mi sembra sufficiente per sopravvivere al cielo grigio e all'inverno che quassù è già arrivato. 
Anyway, mi manchi. Non so perché, 
Però anche Trieste, adesso, non ha più gli stessi colori. 
Potrai vantarti di aver reso questo angolo di mondo un po' più grigio. Di avermi fatto trovare, finalmente, quella punta di amarezza che potrebbe convincermi ad abbandonare questa città dove tutti sembrano intrappolati. 
E so che mi prenderesti per pazza, visto che per te la città in cui sentirti in trappola è dove ho ricominciato a respirare, a riuscire a vedere una via d'uscita da un vicolo cieco che sembrava non lasciare scampo. 
Ma avevi ragione, saresti diventato un altro rimpianto. E se intendevi tutto questo, se intendevi quel tono di colore in meno che riveste tutto ciò che mi circonda, quel pizzico di gioia in meno nel risentire una voce che fino a poco tempo fa mi faceva perdere mezzo battito di cuore...
avevi ragione, boss.

And there again, what the fuck should I do now?

Lady Mercury 







permalink | inviato da ladymercury il 14/9/2012 alle 23:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
12 settembre 2012
On air _ Skid Row - 18 and life
Come si esorcizza la nostalgia per le notti d'estate, quando il cielo di Trieste si tinge di nero e inizia a riversare sui tetti della città il primo degli infiniti temporali di un autunno che sembrerà eterno?
Come si va avanti, quando non fai ancora fatica a richiamare alla mente le scene di una fine d'estate e di cinque giorni di un settembre che sembravano non dover finire mai, passati a non vedere mai la luce del sole, a prendere in giro un ragazzino dalla faccia d'angelo che ti chiama zia e ti fa sentire vecchia?
Come si fa a dimenticare la luce della luna sulla sabbia, le nottate passate ad attraversare la città come cavalieri dell'apocalisse, cantando come se non ci fosse un domani, a parlare quel tanto che basta per ricomporre i pezzi dell'estate più strana di sempre?
Ci si può provare, a fatica, fingendo di ritornare alla vita di sempre, di curricula da inviare, di programmi da cambiare, di coinquiline da cercare.
E in fondo, che differenza potrà mai fare se l'unico segno tangibile di una nostalgia che ti divora minuto per minuto è quella strana ossessione che ti porta a svegliarti la mattina, a collegare le cuffie al lettore mp3 e ad ascoltare QUELLA canzone. Sempre la stessa, la sua preferita, quella che metteva sempre ogni volta che salivo in macchina, quella che ho imparato a memoria senza neanche accorgermene, nonostante sia quasi impossibile da cantare.
There again, come si fa? 
Keep on singing, direbbe il Boss. E anche qui, mi viene da sorridere, per tutte le volte che ho risposto ai suoi messaggi scrivendo "ok, boss". E per tutte le volte che apro l'hub internazionale delle minchiate, e spero in un suo messaggio.
Per dire cosa, non so. E temo che ci sarebbe tanto da dire, ma nulla verrà mai detto.
I keep on singing, nel frattempo. Pregando che Natale non sia troppo lontano o, in alternativa, che tutto questo svanisca, rapidamente come è apparso.

Lady Mercury



permalink | inviato da ladymercury il 12/9/2012 alle 20:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
7 settembre 2012
Come, Apocalypse - as soon as you can
...ti prego, dammi un'altra sera in cui attraversare l'intera città addormentata ascoltando musica più vecchia di entrambi e cantando rigorosamente a squarciagola, fumando come se non ci fosse un domani e pensando a una bottiglia di qualcosa di estremamente alcolico e artigianale nascosta da qualche parte.
Dammi un'altra sera, perché senza l'aiuto di santa madre vodka non sono neanche capace di guardarti negli occhi per troppo tempo senza sentirmi una fottuta adolescente innamorata.
E cristo, trova un modo per darmi una risposta. Perché non è possibile che due come noi, con le nostre risate squisitamente sataniche, si ritrovino faccia a faccia e abbiano paura ad aprire bocca. Ma dammi una risposta, perdio. Qualunque essa sia - perché anche i momenti catastrofici in cui una persona come me si ritrova a fare l'adolescente innamorata sono gli stessi in cui la 24enne cinica che dovrebbe portare avanti la baracca non manca di far presente che tra tre giorni si riparte. Per altri tre mesi. E che dopo tre giorni passati a parlare in tre lingue diverse con quattro continenti su cinque, ci sarebbero posti che potrebbero essere un luogo dove piantare le tende, almeno per un po'. 
....anyway, dammi un'altra sera. Già parlarti ieri notte è stata la cosa più coraggiosa che abbia fatto recentemente. Non dare ragione a quella parte di me che è talmente stronza da pensare agli scenari più catastrofici e ama vedersi dare ragione. Dimostrami che mi sbaglio, ti prego. 
Lady Mercury
(bacio, bel cavaliere dell'apocalisse che hai deciso che l'intera città debba essere in grado di tremare al tuo passaggio scalando le vette delle possibilità fisiche degli altoparlanti. felice di trovarmi al posto di copilota per cantare a squarciagola con te, it's an honour).



permalink | inviato da ladymercury il 7/9/2012 alle 10:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
30 agosto 2012
Dear God of fuck-ups, pt. 2
Dear God of fuck-ups, 
forse dovrei ringraziarti, almeno un po'. Perché quando tutto sembra andare gioiosamente a puttane, seguendo una traiettoria discendente come non se ne vedevano da un pezzo, tenti anche tu di farti perdonare.
Dandomi delle buone idee, come quella bislacca pensata di una quaresima analcolica durata una lunghissima settimana, e delle ottime motivazioni per pensare che, in fondo, confusi flash non possono essere considerati come prove a carico per accusarti di alcunché.
E poi, mi hai regalato un sorriso che non mi aspettavo, e va benissimo così. 
Ah, e ovviamente, ti ringrazio anche per l'indiscusso motto di questi quindici caotici giorni nel profondo sud.
What happens in Tijuana, STAYS in FUCKING TIJUANA.

Lady Mercury



permalink | inviato da ladymercury il 30/8/2012 alle 1:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
24 agosto 2012
Dear God of fuck-ups,
Bisognerebbe sempre ascoltare i consigli degli angeli in incognito. 
Bisognerebbe credere alle loro parole, ai loro ammonimenti. Ai loro lascia perdere, quando sanno che qualsiasi passo nella direzione che si vorrebbe disperatamente intraprendere può solo diventare un altro, ennesimo rimpianto da elaborare, dimenticare e superare.
Bisognerebbe dargli retta, certo.
Perché avere i giorni contati e decidere ugualmente di procedere in direzione ostinata e contraria al buon senso e alla ragione è la ricetta perfetta per i fuck-up di dimensioni apocalittiche.
E quando ci si risveglia, si rimettono insieme come un collage i pezzi di una nottata annegata in quantità di alcool ai limiti del tossico, non sempre il risultato è quello che ti aspetteresti. 
E, ovviamente, ti manca il coraggio. 
All'improvviso, quel biglietto già pronto da settimane sulla scrivania sembra quasi un'opzione allettante. O forse no, fai solo finta di illuderti che possa essere così.
Perché, da un lato, vuoi fuggire dalla collezione di macroscopici errori di valutazione e di tempismo, ma dall'altro, vorresti avere un'altra occasione per capire le reali proporzioni del tuo essere in errore.
Sapendo che, forse, potresti aver frainteso meno di quanto pensi. 
There again, bisognerebbe ascoltare gli angeli in incognito. 
Ma quando sono taciturni dallo sguardo impenetrabile, tentare di cogliere il senso diventa improvvisamente più difficile. Soprattutto quando non c'è una bottiglia di vodka a rendere la comunicazione incredibilmente più semplice. 
Ma ovviamente, non ci sarà tempo, right?
Lady Mercury



permalink | inviato da ladymercury il 24/8/2012 alle 11:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
23 agosto 2012
erase, rewind, rewrite.
Nostro Signore e Padrone dei Fucked-Up Youngsters, 
grazie per i buoni consigli sul fare errori e riparare. 
Ora come ora, mi erano più che mai necessari.
Dio del Post-sbronza, 
perché mi hai abbandonato.



permalink | inviato da ladymercury il 23/8/2012 alle 8:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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