.

ladymercury
Loveless land of a crazy, loveless gipsy princess.
7 maggio 2012
On air _ Dr Horrible's singalong blog
Laundry day, see you there / Underthings tumblin' / Wanna say, love your hair / Here I go, mumblin'
With my freeze ray I would -stop- the world, With my freeze ray I would find the time to find the words....
In questa pigra domenica dal tempo incerto, fingo di ignorare i continui richiami della coscienza a uno stile di vita più morigerato. 
Ignoro anche i miei polmoni, ormai impegnati - futilmente - nel sabotaggio continuo dei miei risvegli a base di apnee da panico, ma del resto, nel cuore della mitteleuropa, un po' di sacrosanta tisi è il minore dei mali. O no?
E, per far capire ai miei simpatici polmoni che non è il momento di infastidirmi con beghe di poco conto, approfitto di una casa momentaneamente deserta e faccio quello che mi riesce peggio. O meglio, a seconda della quantità di tedio che mi riesce di infliggere sul mondo circostante. 
E quindi canto, allegramente, per non sentire il silenzio di una casa vuota in cui rimbombano anche i miei passi. Nello specifico, mi accodo a Neil Patrick Harris nei panni del supereroe malvagio che, in fondo, non è così malvagio e, forse, neanche così supereroe come vorrebbe far credere.Tutt'altro, a giudicare dalle poche righe con cui inizia questo post.
The reasons? There are no reasons, indeed. (E no, non è in virtù dell'antico assioma "who needs reasons, when you have heroin")
O forse sì, delle ragioni ci sarebbero anche. Forse bisognerebbe un attimo indagare sulla furtiva corrispondenza che intrattengo con quella che qualcuno ha chiamato la mia immensa corte di favoriti (la mia tesi ha lasciato strascichi imprevedibili.) (Oltre al fatto che adesso io ho una corte di favoriti, giusto per la cronaca, non posso più dilettarmi nell'antichissimo e idiotissimo gioco consistente nello strappare la linguetta delle lattine senza che, nel malaugurato caso esca la E, tutta la tavolata, anziché pescare a piene mani nei miei trascorsi amorosi con E varie ed eventuali, propone affascinantissimi nomi quali Edoardo e Enrico. Il secondo, ovviamente, vale come bonus se esce la H.)
Ma dicevamo, la mia "corte di favoriti" e la segreterrima corrispondenza che tengo con ognuno di essi.
Soprattutto quando l'argomento diventa la timidezza, e mi vedo costretta a dichiarare la mia incompetenza in materia. 
Perché non mi ricordo neanche più cosa voglia dire, ritrovarsi in quell'attimo di tentennamento eterno tra rivolgersi la parola e lasciarsi sfuggire l'occasione d'oro. 
Colpa del mio cinismo immondo, probabilmente. 
O forse perché rendo la vita così difficile da non creare neanche le condizioni per.
Eppure.
Eppure, nascosto da qualche parte tra i miei favoriti, c'è qualcuno che sa ancora cosa voglia dire tutto questo. E ha anche il grandissimo pregio di essere onesto fino alle estreme conseguenze. E se ne preoccupa, quando invece dovrebbe temere molto più la mia invidia funesta. Perché vorrei essere come lui, e perché, se non ne avessi già avuto l'opportunità un sacco di tempo fa, sarei più che contenta di incrociare la sua strada. 
Quindi, genti che frequentate questo blog: sappiate che da qualche parte c'è qualcuno che vi auguro davvero di conoscere. E fidatevi, ne varrebbe immensamente la pena. (Ha anche ottimi gusti in fatto di musica, ma questo lo lascio giudicare a voi).
...to tell you / how you make / make me feel / what's the phrase? 
Like a fool / kinda sick / special needs / anyways...

Lady Mercury 
(That's the plan, rule the world, you and me, any day, :*)



permalink | inviato da ladymercury il 7/5/2012 alle 2:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
14 aprile 2012
Leaving again
Domattina, all'alba, si riparte.
Improvvisamente, per non perdere quella che, almeno da mille chilometri di distanza, sembra una magnifica occasione. 
E per cercare di non affondare nella terra che si sbriciola sotto i piedi, in un rimettere in discussione certezze, piani per il futuro, terrore di sbagliare.
Mi lascio alle spalle tre settimane in sospeso tra gioia infinita e lavoro, tanto lavoro, ritagliato qua e là in quei momenti che avrei voluto avere tutti per me.
Dopo aver festeggiato un meraviglioso doppio compleanno con il mio Blasfemo preferito, mio gemello mancato, dalla mente contorta come la mia, che si conferma sempre capace di inseguire il filo intricato dei miei pensieri. 
E continuo a realizzare che ora come ora mi ritrovo più fragile di quanto non credessi. Mi accorgo di come avere qualcuno accanto sia l'unico modo per riuscire a dormire, sincronizzando il mio respiro con quello di qualcun altro. Un pessimo destino, per un lupo solitario come me.
E quindi rimango in attesa. Di un treno che mi riporti a nord, di altri amici da riabbracciare, di altre opportunità da esplorare. Ma continuo ad attendere qualcuno che torni ad abbracciarmi, a dirmi che tutto andrà bene e che condivida il mio letto il tempo necessario per sorridersi, sfiorarsi appena, e addormentarsi come se non ci fosse un domani.
Sto rammollendo, sotto il peso della mia ansia.
Non è necessariamente qualcosa di positivo.
Potrebbe diventarlo.
Ma ti prego, se potrai, se vorrai: tienimi la mano. Nonostante i chilometri, nonostante tutto. 
Proverò a fare la mia parte, lo giuro.
Ma ti prego, se ti andrà, di tanto in tanto, tendimi la mano.
Lady Mercury



permalink | inviato da ladymercury il 14/4/2012 alle 22:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
8 aprile 2012
On air - La travesìa
Acordàte, nene, vos no sos como a ella.
Vos ya aprendiste muchas cosas en la carcel que construiste en tu cabeza, vos aprendiste tambien a apagar un cigarillo sin quemarse los dedos.
Vos sabés que significa todo eso.
No tenés preguntas, no tenés que contestar nada.
Y ya sabés, la puta madre que te pariò, lo que està pasando. Sabés, y sabés tambien que luchar contra las sombres que ya conocés no sirve. 
Y que las sombres ya se fueron otra vez, y ahora, solo hay que esperar.
Vos sabés que no sos como a ella.
Vos sos el Nene. Y yà sabés lo que significa.
Y ahora, andà a la cama, tenés que descansar. 

Lady Mercury




permalink | inviato da ladymercury il 8/4/2012 alle 2:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
25 marzo 2012
Spring's here. Part 2.
Ma più che una part 2, questa dovrebbe essere una risposta. E non rimproverarti il sorriso che avresti dovuto riservarmi, conosco i pessimi tempismi degli Ariete, perché sono anche i miei. E in una sorta di contrappasso dantesco, li controbilancio con una pazienza immensa, che va oltre i limiti e i confini del tempo, sempre troppo poco, sempre pronto a sfuggirci via tra le dita.
Ed è vero, queste mura sentiranno la tua mancanza. Terribilmente, e la intrappoleranno tra queste pareti che tu hai sempre pensato mi appartenessero infinitamente di più della perfezione della mia vecchia casa.
La intrappoleranno tra queste pareti, e la trasformeranno nel sorriso con cui ti riabbraccerò quando sarà ora di incontrarsi di nuovo, il sorriso di chi vorrebbe solo dirti grazie, perché sono sempre felice di accoglierti nell'universo che amo riversare in questo piccolo mare di bytes, perché in cinque anni buona parte dei tasselli che compongono questo immenso mosaico li ho trovati grazie alle nostre conversazioni al chiaro di luna, tra una sigaretta e la colonna sonora della nostra tarda-adolescenza.
Amo trascinarti in questo universo, da sempre. Perché sei uno dei pochi che potrebbe realmente capirlo, perché anche questa volta avevi le risposte giuste alle mie domande. Perché in realtà non avrei neanche avuto bisogno di porti alcuna domanda, e mi avresti compreso ugualmente. 
E nel frattempo grazie, di cuore. Perché te l'ho sempre detto, quei due diciottenni scapestrati sono ancora da qualche parte, e il tempo non li ha cambiati così tanto. E quando le loro strade si incrociano nuovamente, non celebrano i tempi che furono, ma festeggiano il presente, l'attimo mai uguale a se stesso.
Lady Mercury



permalink | inviato da ladymercury il 25/3/2012 alle 22:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
25 marzo 2012
Spring's here
Part 1
Ammorbare un appartamento intero con l'ansia di chi si pone il problema di dover scrivere un discorso a un'ora dalla discussione, deridere crudelmente i membri della commissione di nazionalità spagnola con il cinico sottolineare come le migliori tragedie che l'Inghilterra ricordi siano nate solo perché la marina inglese ricacciò a calci nel culo a casa sua quell'Armada che tutti consideravano invincibile.
Infilarsi in un vestito nero e in tacchi su cui incedere pericolante, e andare incontro al proprio destino, con accanto le inquiline di questo appartamento rifugio di anime, con la piccola più emozionata di quanto dovrebbe essere la diretta interessata, e risolvere con una nonchalance crudele la tanto annunciata e non richiesta crisi diplomatica innescata da un ex della notte dei tempi pronto a reclamare il suo ruolo in un mondo in cui non gli è mai stato permesso di entrare.
Ripetere dieci, cento volte il discorso appuntato in note da consecutiva prima di entrare nella stanza del terzo piano e andare incontro al proprio destino, e sentire le parole che, a differenza della prima volta, non sono un fiume in piena incomprensibile accompagnato dal nervoso torcersi le mani di chi è in panico.
Sentire la paura che si dissolve in una risata, quando la presidente della commissione ricorda ai presenti che il 91 è stato un anno di sciagura, e sentire dietro le proprie spalle la gente che ride, di cuore, della tua folle passione per i Queen che riesce a infiltrarsi anche in un giorno come questo.
Parlare dell'oppressiva gabbia dell'eterosessualità con una fierezza che GrandeMater dovrebbe trovare quanto meno sospetta, soprattutto per i cenni di assenso che percorrono le file di sedie dell'aula.
Ritrovarsi dottoressa, ancora una volta, senza lode, ma in fondo chissene, e voler brindare con gli amici di sempre, con le coinquiline che hanno organizzato complotti intricatissimi alle tue spalle, e con gli altri pazzi che decidono che vestirti da suora è una punizione sufficiente per farti scontare l'immenso peccato di essere uscita, più o meno sana di mente, dall'inferno in terra. E leggere un papiro con le foto più imbarazzanti che la storia ricordi (Interprete: ce l'ho con te), con atroci penitenze quali chiedere un'offerta ai passanti divertiti dalle vaghe minacce di morte mescolate a auto-proclamazioni a madre badessa.
Ricevere una lettera, dalla Svizzera con amore, dal Concabino biondo e dagli occhi color del cielo, due pagine fitte di parole, di ricordi, di pensieri anche per chi non c'è più, e farsi immortalare mentre si manda un bacio, immenso, verso le Alpi. (E ricordarsi che due anni passati a spiare sui suoi appunti di cons qualche vantaggio nell'interpretare la sua scrittura lo offrono,)
Festeggiare, con dottori appena proclamati e altri ancora in divenire (che passano metà serata a parlare con il loro maledettissimo relatore logorroico: Peter Pan, salut!), ballare sulle note delle canzoni da discoteca fornite dalla MeravigliosaDani, e ritornare a casa con la corona d'alloro ancora sulla testa e le scarpe in mano, con un Blasfemo sconvolto dal lato pankabbestiario che emerge anche in occasioni così importanti e una CoinquilinaPaziente che non si sconvolge più di nulla. 
Passare il resto della serata nella singola riconvertita a campo profughi con il Blasfemo e la CoinquilinaPaziente, a riorganizzare centinaia di foto fino a orari assurdi, e risvegliarsi la mattina dopo con un folle MoscovitaRovigotto che ha deciso di rendere partecipe ogni angolo di facebook della follia a cui aveva appena assistito. Pensate alla pazienza che ci vuole per taggare 140 foto, e fargli un applauso è decisamente d'obbligo.
E iniziare a realizzare. Che è tutto finito, che i mesi da incubo sono finiti. Che in qualche assurdo modo, senza un discorso decente preparato e senza avere la più pallida idea di come fare, si è riusciti a trasmettere l'amore, profondo, con cui quelle 150 pagine erano state scritte. Con buona pace dell'oggettività accademica, con buona pace degli sguardi perplessi e delle levate di sopracciglia di coloro che avevano incrociato il mio cammino. 
Ma realizzare anche che, per scrivere la parola fine su questi cinque anni, è ancora presto. Perché verranno altri giorni di baldoria, altri giorni di festeggiamenti, e in fondo Trieste si è rivelata troppe volte troppo piccola per poterle sfuggire. E forse la voglia di fuggire, per un po', è andata via. 
E perché smettere di abbracciare ogni singolo folle congiurato che ha reso questo giorno memorabile è qualcosa che non prendo neanche in considerazione.

Lady Mercury



permalink | inviato da ladymercury il 25/3/2012 alle 20:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
24 febbraio 2012
Crying for no-one.
Cara santa donna che mi segui la tesi,
che quasi ti commuovi per quanto poco ti ho fatto faticare a starmi dietro, data la mia altissima capacità di produrre periodi tortuosi quanto basta per solleticare il tuo interesse e che poco, anzi pochissimo, hai da ridire sul mio stile essenzialmente basato sul trovare modi sempre più creativi per ripetermi introducendo sempre un elemento di variazione anche minima che ti rende impossibile censurare la mia logorrea a fini accademici,
che, se questa tesi fosse già finita la vorresti già così com'è, ma che mi istighi a cercare il guizzo di genialità che non ho per dare un senso a 120 pagine di sproloqui accademicamente ineccepibili ma a cui manca quel quid per farti sussultare di gioia,
non fraintendermi. Il mio chiederti se c'è qualche minima possibilità di sentir nuovamente la parola "lode" al momento della proclamazione nasce solo da una curiosità tutta mia e da un dubbio instillatomi dalla coinquilina la cui tesi è una simpatica trattazione di come diverremo carne putrefatta. 
Niente di più, niente di meno.
Per il resto, cara santa donna, non mi interessa. Davvero.
Perché in fondo essere arrivata fin qui è già qualcosa. Aver sconfitto due anni di insonnie, crisi mistiche, paure ataviche di non farcela ed essere arrivati a questo punto, per me, è già una vittoria su tutta la linea. 
E poi, santa donna, credimi: oggi, sicuramente, il pensiero del voto è stata soltanto un'ottima scusa per distrarmi da altro.
Perché tu probabilmente neanche lo immagini, cosa voglia dire svegliarsi in lacrime, come non era mai successo, piangendo disperatamente per un subconscio che si rifiuta categoricamente di smettere di tormentarti. E che coglie ogni occasione, anche la più insignificante, per metterti davanti al più grande rimpianto della tua vita. 
Non sai cosa voglia dire ritrovarsi a parlare con un fantasma, e sentire la sua mano sotto la tua, e sentirti gridare, nel sonno, "perché non mi ha mai detto che avrei potuto stringerLe ancora la mano, abbracciarLa", dandogli del Lei, come si conviene, perché, Prof, dannazione, perché.
E svegliarsi con il più grande rimpianto della propria vita di nuovo davanti agli occhi, quell'aspettare la laurea per poter finalmente abbracciare il mio Prof preferito e ringraziarlo, di tante cose, più di quelle che le parole possono esprimere. 
Quindi, santa donna, non fraintendermi: era solo un modo per distrarre la mia mente dalla possibilità di continuare a piangere, e credimi: non è così semplice.

Lady Mercury



permalink | inviato da ladymercury il 24/2/2012 alle 17:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
22 febbraio 2012
I wait for your shadow to come by.
Parlare di te, nelle mura assolutamente prive di orecchie della mia camera e in questa minuscola finestra celata dal nero del web che tutto sa, ma tutto ignora, potrebbe essere la soluzione. Per esorcizzare la tua presenza, esorcizzare gli attimi in cui il mondo si ferma e si dissolve nelle nostre risate che decorano i nostri abbracci nel buio.
Per esorcizzare tutto questo, perché in queste notti a base di caffè e nicotina dovrei tentare di mantenere lo sguardo sui libri, sul foglio bianco di una tesi che cresce in modo inversamente proporzionale alla mia voglia di vivere. 
E per evitare, come adesso, che il mio pensiero voli altrove, al sorriso crudele da tipico Ariete che scopre di aver ragione da vendere che ogni tanto mi attraversa le labbra quando ripenso al fatto che, finalmente, hai iniziato a capire qualcosa di me. E senza chiedermi di aiutarti, soprattutto.
Hai capito che per me il domani, il lungo termine è un discorso eternamente sospeso nella lotta tra me e la mia coscienza, e sai che non amo ascoltare promesse vuote e, soprattutto, farne altre che potrebbero rivelarsi tali.
Sai che con me puoi sorridere senza preoccuparti di nulla, perché non ti chiedo nulla e mi basta vederti ridere, felice. Sai che potrei baciarti fino alla fine del mondo, ma riesci a capire l'incomprensibile meccanismo per cui, prima che sorga il sole, posso darti un ultimo bacio e non rimpiangerti neanche un secondo. 
Sai che sono strana, ma non sembra preoccuparti. E, per qualche oscuro motivo, quattro anni dopo sei ancora a gironzolare nei pressi della mia vita, e neanche io in fondo mi capacito di questo. Che tu ritorni. Da me, dal mio costante dire boiate, dai miei vestiti da uomo, dal mio guardarti negli occhi e dirti, puntualmente, che sei bello. 
Bello come un angelo caduto, bello come una scheggia impazzita di decadenza di fine secolo. 
Bello per il tuo non essere mai mio, e per il mio sapere che non lo sarai mai. 
Esorcizzo i tuoi occhi azzurri, e fingo di non pensarci per un'altra notte ancora. 
See you around, bel vampiro.
Lady Mercury



permalink | inviato da ladymercury il 22/2/2012 alle 0:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
18 febbraio 2012
.
se chiudo gli occhi e ascolto solo il mio respiro, sento il tuo profumo sul cuscino.
Mi mancava.
...ciao, bel vampiro.
Lady Mercury



permalink | inviato da ladymercury il 18/2/2012 alle 2:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
8 febbraio 2012
On air - Remedios
Giorni e notti di scrittura febbrile, in una corsa spasmodica contro il tempo mentre il mondo oltre la finestra della camera tenta di girare senza farsi spazzare via da un vento siberiano e gelido come l'ansia che ti assale quando nessuno riesce a stemperare il gelo della paura di non farcela con una fragorosa risata.
E nel frattempo, la casa che si riempie di calore, di facce nuove, e di situazioni surreali. 
Come la coinquilina nuova dalla voce d'angelo e dalla tesi su autopsie e bacarozzi da decomposizione, che in un microsecondo ha polverizzato il record di truculenza di un impalamento medievale che finora terrorizzava tutti come se si trattasse di un consiglio, più che di una tesi di laurea. 
O come l'angelo dal cuore d'oro e dai muscoli di superman, fornitore ufficiale di umanità a palate e di beni di primissimo conforto che in una fredda sera triestina si ritrova al tavolo con gli abitanti dell'appartamento in cui la sanità mentale è stata da tempo bandita, a cenare con il mio profugo preferito e a farsi fare corsi iper-lampo di cultura barese,con  cori improvvisati delle tre voci della delegazione terrona di questo appartamento disastrato. 
E mentre io continuo a scrivere pagine di amore e di re e di favoriti, mi guardo furtivamente intorno e capisco che in realtà non ho bisogno di inventare niente, al massimo prendere ispirazione.
E tra accuse di teenagerismo demenziale, santificazioni a rito abbreviato, riunioni carbonare da gita scolastica ad alto tasso nicotinico, messaggi da mamma premurosa (e risposte da figli adolescenti rincoglioniti, ma questo è un altro paio di maniche), qualcuno cita distrattamente Ozpetek, ed è subito Fate ignoranti.
E io nascondo la mia ansia, sorrido felice, preparo caffè come se non ci fosse un domani e mi auto-nomino Serra Yilmaz della situazione, mi siedo al pc, e prego che non venga mai il giorno successivo.
E mi innamoro, dannazione se mi innamoro, di parole così belle da far male, e mi chiedo come si possa volerle sezionare per scrivere un'ennesima nota a margine. Mi innamoro, e cerco di dimenticare che esiste un mondo fuori da questa casa, e due occhi azzurri a cui, dopo tutti questi anni, non ho ancora imparato a resistere.  
Mi innamoro di momenti che credevo di aver perso per sempre, e che invece continuano a tornare.

Lady Mercury



permalink | inviato da ladymercury il 8/2/2012 alle 22:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
11 gennaio 2012
On air- Coda di lupo
Flashback. Perché tutto a volte ha un'origine così lontana da sfociare quasi nel sogno. 
Anno del signore 1997, all'incirca. 
Giorno di festa, o quanto meno quella è la percezione nella mia mente idiota di novenne. 
SuperDad a casa, quando questo era un evento straordinario, una sorpresa di quelle da rimanere a bocca aperta, quando SuperDad era nella Brianza profonda, e nei compitini di inglese della scuola elementare "mio papà fa il geometra" stava diventando "mio papà fa l'infermiere". Di quelli combattivi, se proprio lo volete sapere.
Anyway, giorno di festa, almeno nella mia testa. Mio padre che legge nello studio, e ascolta musica. 
Il SuperDad che mi frega i dischi dei Queen è arrivato dopo, molto dopo. Ai tempi, entrare nello studio mentre c'era SuperDad voleva dire solo una cosa. Entrare nel regno in cui l'unica voce che risuonava tra le quattro pareti della stanza era una voce che avrei imparato a riconoscere ovunque. 
E io rimanevo ad ascoltare la musica con lui, a cancellare da quel giornale di musica i cd che gli regalavamo per il compleanno, a contare quanti ne mancassero ancora.
Ad ascoltarlo canticchiare quasi commosso canzoni che tante volte avevano parole che non capivo.
A nove anni, il Testamento di Tito è un ottimo surrogato alle poesie da sussidiario che avrei dovuto sapere a memoria.
Poi SuperDad ripartiva, come sempre. E io ho iniziato a fregargli i cd. E ad ascoltarli, in silenzio, devotamente. A commuovermi, come si può fare solo a nove anni. A leggere come una Bibbia il testo (tradotto) di Creuza de Ma.
Quelle parole che sono rimaste il mio pane quotidiano per anni. 
Flashback, ieri sera. Anno del signore 2012.
L'hub intercontinentale di idiozie del faccialibro, a volte, è una cartina di tornasole infallibile di quella che è stata la selezione all'ingresso della propria vita sociale.
Lo capisci soprattutto quando una sera uggiosa qualcuno ti offre involontariamente un giro gratis sui flashback della tua infanzia, e inizia a postare le tracce del tuo album preferito. Quello di quel live con la Pfm, quei due cd che hai consumato fino all'erosione. 
E improvvisamente, qualcuno che, al contrario di me, ha ancora una percezione lineare del tempo che scorre si ricorda che oggi, tredici anni fa, il Grande Paranoico si è portato via Faber.
E l'unica reazione possibile è stupirsi, delle coincidenze, delle cose che non cambiano mai. Del riascoltare quella musica, e chiedersi quante di quelle parole all'epoca non significavano nulla, e adesso sono graffi di consapevolezza che corrono più profondi di quanto sia disposta ad ammettere. 
E capisci che forse l'inconscio è una macchina potente, perché conserva gelosamente anche quello che non è in grado di comprendere, per poterlo sfruttare quando arriverà il momento giusto. 
E in una sera in cui dovresti scrivere, scrivere, scrivere, ti fermi. Ti concedi la millesima sigaretta della serata, ti concedi di commuoverti. 
E riascolti canzoni che credevi di aver dimenticato, e che invece conosci parola per parola. Come SuperDad. 
E ringrazi il destino, per averti dato un SuperDad che ti ha cresciuto cantandoti La Canzone del Maggio. 
Ciao Faber. E grazie. Di tutto.
Lady Mercury 

...con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia / ma colpisco a casaccio perché non ho più memoria....





permalink | inviato da ladymercury il 11/1/2012 alle 23:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
  

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 67351 volte





IL CANNOCCHIALE