Flashback. Perché tutto a volte ha un'origine così lontana da sfociare quasi nel sogno.
Anno del signore 1997, all'incirca.
Giorno di festa, o quanto meno quella è la percezione nella mia mente idiota di novenne.
SuperDad a casa, quando questo era un evento straordinario, una sorpresa di quelle da rimanere a bocca aperta, quando SuperDad era nella Brianza profonda, e nei compitini di inglese della scuola elementare "mio papà fa il geometra" stava diventando "mio papà fa l'infermiere". Di quelli combattivi, se proprio lo volete sapere.
Anyway, giorno di festa, almeno nella mia testa. Mio padre che legge nello studio, e ascolta musica.
Il SuperDad che mi frega i dischi dei Queen è arrivato dopo, molto dopo. Ai tempi, entrare nello studio mentre c'era SuperDad voleva dire solo una cosa. Entrare nel regno in cui l'unica voce che risuonava tra le quattro pareti della stanza era una voce che avrei imparato a riconoscere ovunque.
E io rimanevo ad ascoltare la musica con lui, a cancellare da quel giornale di musica i cd che gli regalavamo per il compleanno, a contare quanti ne mancassero ancora.
Ad ascoltarlo canticchiare quasi commosso canzoni che tante volte avevano parole che non capivo.
A nove anni, il Testamento di Tito è un ottimo surrogato alle poesie da sussidiario che avrei dovuto sapere a memoria.
Poi SuperDad ripartiva, come sempre. E io ho iniziato a fregargli i cd. E ad ascoltarli, in silenzio, devotamente. A commuovermi, come si può fare solo a nove anni. A leggere come una Bibbia il testo (tradotto) di Creuza de Ma.
Quelle parole che sono rimaste il mio pane quotidiano per anni.
Flashback, ieri sera. Anno del signore 2012.
L'hub intercontinentale di idiozie del faccialibro, a volte, è una cartina di tornasole infallibile di quella che è stata la selezione all'ingresso della propria vita sociale.
Lo capisci soprattutto quando una sera uggiosa qualcuno ti offre involontariamente un giro gratis sui flashback della tua infanzia, e inizia a postare le tracce del tuo album preferito. Quello di quel live con la Pfm, quei due cd che hai consumato fino all'erosione.
E improvvisamente, qualcuno che, al contrario di me, ha ancora una percezione lineare del tempo che scorre si ricorda che oggi, tredici anni fa, il Grande Paranoico si è portato via Faber.
E l'unica reazione possibile è stupirsi, delle coincidenze, delle cose che non cambiano mai. Del riascoltare quella musica, e chiedersi quante di quelle parole all'epoca non significavano nulla, e adesso sono graffi di consapevolezza che corrono più profondi di quanto sia disposta ad ammettere.
E capisci che forse l'inconscio è una macchina potente, perché conserva gelosamente anche quello che non è in grado di comprendere, per poterlo sfruttare quando arriverà il momento giusto.
E in una sera in cui dovresti scrivere, scrivere, scrivere, ti fermi. Ti concedi la millesima sigaretta della serata, ti concedi di commuoverti.
E riascolti canzoni che credevi di aver dimenticato, e che invece conosci parola per parola. Come SuperDad.
E ringrazi il destino, per averti dato un SuperDad che ti ha cresciuto cantandoti La Canzone del Maggio.
Ciao Faber. E grazie. Di tutto.
Lady Mercury
...con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia / ma colpisco a casaccio perché non ho più memoria....