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ladymercury
Loveless land of a crazy, loveless gipsy princess.
11 gennaio 2012
On air- Coda di lupo
Flashback. Perché tutto a volte ha un'origine così lontana da sfociare quasi nel sogno. 
Anno del signore 1997, all'incirca. 
Giorno di festa, o quanto meno quella è la percezione nella mia mente idiota di novenne. 
SuperDad a casa, quando questo era un evento straordinario, una sorpresa di quelle da rimanere a bocca aperta, quando SuperDad era nella Brianza profonda, e nei compitini di inglese della scuola elementare "mio papà fa il geometra" stava diventando "mio papà fa l'infermiere". Di quelli combattivi, se proprio lo volete sapere.
Anyway, giorno di festa, almeno nella mia testa. Mio padre che legge nello studio, e ascolta musica. 
Il SuperDad che mi frega i dischi dei Queen è arrivato dopo, molto dopo. Ai tempi, entrare nello studio mentre c'era SuperDad voleva dire solo una cosa. Entrare nel regno in cui l'unica voce che risuonava tra le quattro pareti della stanza era una voce che avrei imparato a riconoscere ovunque. 
E io rimanevo ad ascoltare la musica con lui, a cancellare da quel giornale di musica i cd che gli regalavamo per il compleanno, a contare quanti ne mancassero ancora.
Ad ascoltarlo canticchiare quasi commosso canzoni che tante volte avevano parole che non capivo.
A nove anni, il Testamento di Tito è un ottimo surrogato alle poesie da sussidiario che avrei dovuto sapere a memoria.
Poi SuperDad ripartiva, come sempre. E io ho iniziato a fregargli i cd. E ad ascoltarli, in silenzio, devotamente. A commuovermi, come si può fare solo a nove anni. A leggere come una Bibbia il testo (tradotto) di Creuza de Ma.
Quelle parole che sono rimaste il mio pane quotidiano per anni. 
Flashback, ieri sera. Anno del signore 2012.
L'hub intercontinentale di idiozie del faccialibro, a volte, è una cartina di tornasole infallibile di quella che è stata la selezione all'ingresso della propria vita sociale.
Lo capisci soprattutto quando una sera uggiosa qualcuno ti offre involontariamente un giro gratis sui flashback della tua infanzia, e inizia a postare le tracce del tuo album preferito. Quello di quel live con la Pfm, quei due cd che hai consumato fino all'erosione. 
E improvvisamente, qualcuno che, al contrario di me, ha ancora una percezione lineare del tempo che scorre si ricorda che oggi, tredici anni fa, il Grande Paranoico si è portato via Faber.
E l'unica reazione possibile è stupirsi, delle coincidenze, delle cose che non cambiano mai. Del riascoltare quella musica, e chiedersi quante di quelle parole all'epoca non significavano nulla, e adesso sono graffi di consapevolezza che corrono più profondi di quanto sia disposta ad ammettere. 
E capisci che forse l'inconscio è una macchina potente, perché conserva gelosamente anche quello che non è in grado di comprendere, per poterlo sfruttare quando arriverà il momento giusto. 
E in una sera in cui dovresti scrivere, scrivere, scrivere, ti fermi. Ti concedi la millesima sigaretta della serata, ti concedi di commuoverti. 
E riascolti canzoni che credevi di aver dimenticato, e che invece conosci parola per parola. Come SuperDad. 
E ringrazi il destino, per averti dato un SuperDad che ti ha cresciuto cantandoti La Canzone del Maggio. 
Ciao Faber. E grazie. Di tutto.
Lady Mercury 

...con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia / ma colpisco a casaccio perché non ho più memoria....





permalink | inviato da ladymercury il 11/1/2012 alle 23:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
2 gennaio 2012
Le droit au bovarisme
Ben arrivato, 2012. 
Spero non ti offenderai se tutto quello che porterò con me non sarà una valigia di buoni propositi e di attese da disattendere entro le prossime 72 ore, ma solo una valigia da riempire di libri, ricordi, e di voglia di ripartire.
Questo Natale così poco natalizio, in fondo, è servito anche a questo.
A ritrovarmi.
A capire finalmente dove sono le parole in cui posso andare a cercare me stessa quando le mie si esauriscono.
Ed è buffo, è iniziato tutto per caso. E' bastato sentirmi dire che amare Baudelaire è automaticamente un lasciapassare per l'essere una persona ammirabile, senza se e senza ma. Che sciocchezza,  è stata la mia risposta. Assieme un sorriso amaro e un secondo di esitazione per evitare di incrociare lo sguardo della donna che ho amato più di ogni cosa.
E le avrei voluto dire di cercarmi, di cercarmi nei Fiori del Male, di cercarmi in quella incapacità di scegliere tra il paradiso e l'inferno, nella maledizione di cercare sempre un nuovo orizzonte su cui perdere lo sguardo. Nell'amore che si trasfigura in creature orribili, crudeli. Per capirmi, forse, almeno un po'.
Je sais la science de perdre au fond d'un lit l'antique conscience. 
Ma anche questo può essere una maledizione, sapete. Corrompere gli angeli, a volte, stanca. E fare la cosa giusta (secondo chi?) può essere un passo avanti verso la redenzione.
Ma per quelli come me la redenzione è un'illusione, poco più di una posa barocca di cui gloriarsi per poi ritornare a percorrere con decisione la strada ostinata e controcorrente del proprio buio.
Perché a volte fare la cosa giusta è una mera coincidenza, un riflesso condizionato scatenato dal più misero dei dettagli insignificanti.
Nel caso specifico, poche note, e una voce blues inconfondibile, ritrovata per puro caso su una radio per insonni che danzano leggiadri sui minuti che mancano all'alba.
Poche note, e nella mente ricompare quella voce pacata e disperata che ti racconta il buio di una prigione, delle centinaia di case costruite nella mente solo per farle saltare in aria, una volta e una volta ancora. E ricordi, ricordi il sentirsi totalmente impotenti, il contare i minuti all'alba, ricordi le voci. E per un attimo ti senti in gabbia, ancora una volta, e continui ad ascoltare quella voce che ti racconta di amore, di vuoto, di perderse en un livro y casi no volver. E la riconosci, tanto da poterle dare un nome. Nel fumo di una sigaretta, sperando che gli angeli corrotti non riescano a sentirti, mormori il suo nome, e vorresti provare a spiegare come ci si senta, a sentirsi come lui.
Ma non puoi, gli angeli corrotti nulla sanno e nulla possono sapere di tutto questo. E neanche si accorgono della stanchezza improvvisa, profonda, che ti assale, quando per un secondo risenti El Nene che ti sussurra quelle parole che conosci così bene da esser diventate tue.

En la carcel me hice puto, drogadicto, timbero, peronista. Aprendì a pelear a traicion, a jugar al ajedrez, a partir la cara de un cabezazo al que te mire mal, a armar figuritas con el papel plateado de los cigarillos, a coger de parado, a perderme en un libro y casi no volver. Y seguì construyendo casas en mi cabeza para dinamitarlas.




permalink | inviato da ladymercury il 2/1/2012 alle 1:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
16 dicembre 2011
On air _ Placebo - Meds
E alla fine giunse la peste bubbonica, come ci si aspetta in ogni grande regno della storia. E vennero due settimane svenuta nel letto, troppo debole anche solo per bere, e la febbre che non sembra andare più via nelle ore passate tra il sonno e la veglia pieno di incubi fatti di parole che dovresti scrivere, citare e che non hai la forza di riversare sullo schermo di un pc. Troppa luce dallo schermo, gli occhi si rifiutano di rimanere aperti e si chiudono, ed è di nuovo come svenire, in un torpore di nausea che non ti abbandona mai.
E la gola che si chiude, e la voce che fa fatica a uscire, e la rabbia di sentirsi soli in un letto e non poter chiedere compagnia a nessuno, per non rischiare di contagiare chi deve affrontare giornate in viaggio da lì a pochi giorni. E rimanere da soli, con i propri incubi a base di scadenze e di parole da scrivere. Dormire, dormire davvero, quasi mai.
Per questo accogli la prima sigaretta dopo delle giornate del genere come un regalo dal cielo, e la gola che brucia, ma dopo un po' si arrende, è la cartina di tornasole del ritorno alla normalità. Tossire veleno, e per pura gioia di farlo. Di poterlo fare.
In questo tableau tossico di nicotina e antibiotici, di quell'aria pesante che circonda i convalescenti e che adesso svanisce, con la finestra di nuovo aperta costantemente sul freddo di Trieste, accanto a una massa disordinata di vestiti da scegliere per la partenza, ignoro le sei ore che mancano al primo dei treni che mi riporteranno a sud e tento di pensare ad un altroquando. 
Perché non sono pronta a risprofondare nell'atmosfera natalizia che non mi tocca minimamente, a rivedere compagne di classe che tirano fuori la mia inadeguatezza dei sedici anni e che continuano a misurare l'andamento della mia vita sul grado di sfigataggine che mi attribuivano allora. E che parleranno di matrimoni, di figli, di convivenze, che andranno a indagare sulla presenza o meno di un moroso al mio fianco e a cui dovrò rispondere solo no, quando in realtà vorrei poter dire che un moroso è l'ultima cosa di cui ho bisogno, quando ho gli angeli caduti capaci di ritrovarmi per una notte e di incrociare la mia strada stravolgendola con pericolose sbandate di gioia perfetta di secondi, di attimi, di immagini.
E non sono pronta neanche a cercare di capire i nuovi equilibri di una comitiva che veleggia placida sul filo del rasoio da mesi, secondo dinamiche che la distanza mi forza a dover ignorare.
Ho bisogno di un altroquando, di altro tempo. Di non avere la sensazione che il tempo mi scivoli via dalle dita, che tutto possa scorrere placidamente anche senza di me, che la mia presenza passi quanto più inosservata possibile sul radar del concatenarsi degli eventi. 
Ho bisogno che l'inadeguatezza, l'ansia e il terrore antico di non farcela spariscano, si dissolvano come nuvole di fumo sopra la mia testa. Ho bisogno di serenità, dell'entusiasmo con cui ho scelto di scrivere di amore e ragion di stato, di medioevi bui e di splendori tudoriani. 
Ho bisogno di star bene.
Perché gli antibiotici non curano l'ombra nera che aleggia pesante sui miei pensieri.
Datemi una pillola per fare pace con il lato oscuro e distruttivo della mia mente.
Lady Mercury



permalink | inviato da ladymercury il 16/12/2011 alle 23:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
2 dicembre 2011
We were born to be princes of the universe (quite literally, too)

L'Interprete, si sa, è un uomo dai tempismi mirati e quasi chirurgici.

Pertanto, come stupirsi del fatto che, finalmente deciso ad abbandonare per sempre l'inferno in terra, di cui è diventato oramai un pilastro (in senso quasi letterale, perdio), abbia deciso di farlo nel periodo più incasinato degli ultimi cinque anni?

Ovviamente, con la sobrietà che contraddistingue l'evento laurea in queste lande dimenticate da dio e dagli uomini, la macchina organizzativa di congiurati che tramano alle sue spalle si è messa in moto, silenziosa, efficiente e micidiale come si conviene a un gruppo di svitati abituati ai migliori complotti.

Oddio, non così silenziosa come si converrebbe, soprattutto data l'incontenibile biondaggine della scrivente, che ha convocato alla prima riunione segreta dei massoni tutti i destinatari dell'invito di laurea. Dimenticandosi ovviamente di rimuovere l'indirizzo mail del diretto interessato dopo aver gioiosamente schiacciato il tasto "RISPONDI A TUTTI, ma proprio TUTTI".

Ma si parlava del tempismo mostruoso dell'Interprete, mica della mia craetinaggine.

Perché i congiurati sono bravi, meravigliosi e efficienti. Ma sono degli incasinati mostruosi, dalle carriere accademiche iper-fast and furious o dalle dislocazioni geografiche non trascurabili.

Pertanto, tra una rima di papiro e l'altro, CoinquilinaSudTirol e MeravigliosaDani preparano un esame di indicibili proporzioni e scrivacchiano tesi,

la scrivente tenta inutilmente di abbandonarsi all'amore platonico e improbabile per uno sfortunato monarca inglese di bell'aspetto morto in modo orrendo

CoinquilinaPaziente assiste, con pazienza, come le si addice, al delirio incontrollato in cui si tufferà con piacere questo week end

e la Contraerea ribelle, nonostante le ovvie difficoltà, trama nell'ombra con l'abilità di un Borgia redivivo, salvando la sanità mentale della scrivente e dando un supporto logistico non indifferente.

Il 5 dicembre, ladies and gentlemen, si va in scena.

Preparate i rifugi antiatomici, ne avremo tutti un gran bisogno.

Lady Mercury




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18 novembre 2011
...and share my kingdom with thy deerest friend
Dear Edward II, 
bonsoir. Sono la ragazza dalle insonnie accademicamente produttive che passerà i prossimi mesi a tentare di non innamorarsi follemente di te.
Se non altro per amore di obiettività accademica, un principio morale più o meno saldo che mi impedisce di sorvolare allegramente sul fatto che quei pettegoli degli storici non ti hanno consentito di passare alla storia coprendoti di gloria. E, purtroppo, che mi impone di sorvolare sul fatto che abbiano allegramente calcato la mano, contando sul caos lasciato da un'epidemia di peste nera, una guerra civile, e altre amenità che rendevano il 1300 e spiccioli un'epoca decisamente interessante in cui vivere.
Rallegrati, però, caro Ed: l'onore è salvo. Well, more or less. Diciamo che qualche minima speranza postuma di riscattarti te l'hanno anche offerta, quei maledetti dei tuoi connazionali. 
Ma forse sarebbe meglio utilizzare il singolare. Oddio, non esattamente il pick of the crop, ma credo che ti sarebbe stato particolarmente simpatico. 
Aveva i suoi difettucci, ecco. Era una spia, un ubriacone, scorrazzava per Londra proclamando l'amore per il tabacco e i ragazzi, e gli storici tuttora non sanno dire con sicurezza se sia morto durante una rissa da bar o per un coma etilico. Occasionalmente, però, scriveva. E traduceva (NdS: no, questa precisazione non è per te, è per me. Per ricordarmi che dragomanni e traslatori hanno sempre avuto ottime idee sullo svago e sul tempo libero). E lo faceva anche bene, a quanto vociferano da quattro secoli a questa parte. 
Dicono si chiamasse Christopher, ma chiamiamolo pure Kit. Non si offenderà, non ne dubito. 
E forse, my fairy King, dovresti essergli grato. 
Perché le sue parole sono molto più lusinghiere di quelle degli storici che fino ad allora si erano preoccupati dei tuoi disastrosi anni di regno. Perché ti ha trovato come un re debole, circondato da arrivisti e flatterers, ma si è accorto che la tua lealtà estrema ai tuoi pessimi consiglieri più fidati li rendeva capaci di seguirti fino all'inferno, e nel senso più letterale del termine. 
E poi perché è stato uno dei pochi a capire che, semplicemente, eri la persona sbagliata al momento sbagliatissimo. 
Kit ci si impegna anche, per far capire che era la ragion di Stato a esserti d'impiccio. Non una grande idea, se sul proprio capo riposa la corona di un regno litigioso e sempre sull'orlo di una guerra. 
Ma a te nulla poteva interessare di tutto questo. Dividete il regno tra voi nobili, fatene una miriade di stati, e lasciatemi un angolo dove poter amare in pace il mio Gaveston. 
Gaveston. Già. Il motivo principale per cui eri disposto a mandare all'aria un intero regno. 
Doveva essere il grande amore, questo ragazzo dagli occhi pieni della sana ambizione di chi è sempre stato di origine mai abbastanza nobile e che si ritrova, da un giorno all'altro, a camminare al fianco di un re che lo considera parte della sua anima. 
I maligni, ti dirò, gli hanno dato dell'arrivista, dello spietato calcolatore a caccia di favori...ma Kit non sembra crederci troppo. E forse neanche io, visto che gli adulatori non conoscono fedeltà e sono i primi ad abbandonare chi cade in disgrazia. 
Kit non crede alla provvidenza divina, lascia i trucchetti dei salvataggi da lieto fine al suo contemporaneo più famoso e più blasonato. Però ti immagina come un uomo leale, innamorato e anche più coraggioso di tutti quelli che lo circondano. Capace di morire, e allo stesso tempo di vincere la battaglia.
Therefore, caro Edward, per tutti questi motivi spero di non innamorarmi follemente di te. Perché sei un uomo troppo affascinante, per le tue debolezze e per il tuo coraggio adamantino. E soprattutto perché sei l'unico abbastanza lucido e coraggioso in un mondo di complotti e di sete di potere da riconoscere che, in fondo...
"what are kings, when regiment is gone / But perfect shadows in a sunshine day?"

Dear Ed, 
nice to meet you.

Lady Mercury



permalink | inviato da ladymercury il 18/11/2011 alle 2:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
11 novembre 2011
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Caro Hacker in giro per i meandri di internet, ti prego.
Rubami la password per entrare in questo regno di bytes, impediscimi di entrare in questo minuscolo angolo di cyberspazio.
Almeno per i prossimi tre giorni.
Almeno finché l'ultima apocalisse di questi cinque anni sarà passata, nel bene o nel male.
Ma soprattutto, se puoi, se vuoi, fallo stanotte. 
Perché stanotte sono troppo, troppo tentata di lasciarmi sopraffare e di cercare le parole per esprimere un momento di disperazione pura.
Ma le parole non bastano, sai.
Le parole non possono essere abbastanza per descrivere quel secondo di infinita tristezza che si può nascondere nell'infinita buona volontà di un'amica che corre in tuo soccorso.
Nel suo tentare di avvertirti che il menù di oggi, ultimo giorno di delirio prima dell'ultimo esame della tua vita, c'è qualcosa che potrebbe distruggerti per un infinito secondo di lacrime. Lacrime di disperazione nera, e di sorpresa. Per un dolore che non credevi di aver dimenticato, ma che non immaginavi pronto a ricomparire all'improvviso in un tranquillo pomeriggio tra i vetri insonorizzati di una cabina.
Perché i ricordi sono bastardi, nel loro essere meravigliosamente indistruttibili. 
Perché a volte mezzo minuto di quella voce che non sentivi più da mesi, quella voce che temevi di risentire ogni volta che ripiombavi in una cabina, quella voce che temevi spuntasse dalle registrazioni approssimative di mille file...
Quella voce è ricomparsa. Come anche quel moment in time, quell'esatto giorno, in cui io e il Concabino perdevamo due a zero una delle prime battaglie contro l'oratoria russa, aver ricordato il primo di una discretamente lunga di diciassette e mezzo che non potevano proprio diventare diciotto.
Aver ricordato. E aver pianto. E aver fatto finta di ritrovare quel minimo di calma necessaria, asciugarsi le lacrime, e continuare.

Uvazhaemye damy i gospoda.
[Signore e signori..]

Lady Mercury



permalink | inviato da ladymercury il 11/11/2011 alle 23:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
3 novembre 2011
Weird Phenomena from outer space
Fenomenologia spicciola della "settimana a casa"TM della sprovveduta fuorisede dall'anima candida.

Rock that outfit baby: GrandeMater ha deciso di vincere a mani basse il premio "consigliere demoniaco 2011". O forse ritiene che l'eccessiva vanità in terre puritane come quelle pugliesi sia da scoraggiare con ogni mezzo. Whatever the answer, e considerata anche la mia incommensurabile pigrizia che mi impedisce di sforzarmi ad apparire presentabile per percorrere cento metri in linea d'aria, si può ritenere che la scelta sconsiderata di uscire con i pantaloni della tuta giusto per il brivido di scoppiare a ridere quando si nota la somiglianza preoccupante con un contrabbandiereBrindisino anni 90 sia tutto sommato un'opzione non trascurabile.

Don't break the spell now: non nego che la fauna che si aggira per Brindisi abbia un certo fascino. Il quasi frontale con un palo per ammirare il giovane manager moro con gli occhi color smeraldo è chiara conferma della veridicità di questa affermazione. PERO'. Santo cielo, però. NON. PARLATE. Soprattutto se siete degli improbabili biondi dalla pelle ramata e dagli occhi quasi trasparenti. Soprattutto in questo caso, il vostro aprire bocca per produrre perle di finezza degni dei migliori scaricatori di porto in dialetto rigorosamente strettissimo si configura come crimine contro l'umanità. Rimorchio con il tasto Mute, è l'unica soluzione.

Let the sun shine over me: simpatico tepore primaverile, mezze maniche d'ordinanza e buon novembre a tutti. So che questo meraviglioso tepore mi mancherà da morire. 

Enter Sandman: e niente, dannazione. Continuo a sognarti. E credevo di aver sognato anche le acrobazie per prendere al volo il cellulare e scrivere, scrivere quello che ci stavi insegnando. Era un gesto troppo irrazionale, troppo istintivo per essere vero. Ma a quanto pare, non abbastanza irrazionale per lasciar perdere, capire che è tutto un sogno e continuare a dormire. Due ore dopo, il cellulare ancora in mano e un nuovo promemoria senza senso erano tutto quello che restava di un sogno. L'ennesimo sogno. 

Lady Mercury





permalink | inviato da ladymercury il 3/11/2011 alle 11:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
17 ottobre 2011
Colours of winter
...e il cuore che, timido, prova a battere un secondo più velocemente di quanto non faccia di solito.
E far di tutto per farlo rallentare, per non buttarsi a capofitto in qualcosa che, probabilmente, è solo una mera speranza.
E rituffarsi con l'entusiasmo delle grandi occasioni in eterne ricerche per il mare magnum di internet, a caccia dei pezzi di una storia da amore tra un sovrano troppo inadatto per regnare e il suo unico grande amore.
E far finta di dimenticarsi che le tragedie, soprattutto in età elisabettiana, non contemplano lieto fine, men che meno se basate su giorni crudeli di secoli oscuri. 
E non vedere l'ora di scrivere, scrivere, scrivere, di pagine di amore e di ragion di stato, pensando a un modo elegante e plateale di chiudere cinque anni di avventure nell'inferno in terra, in un altro giorno di casino e follia, sapendo che non ce ne saranno altri. 
E avere già invitato qualcuno, forte del mezzo battito in più del cuore. 
E aspettare, nell'attesa colma di cose da fare e di adrenalina pura che scorre nelle vene. 
Perché rimanere accanto a una finestra a contemplare l'inverno in arrivo non è un'opzione contemplabile, neanche per un misero secondo. 
E voler rivedere quel film, per guardare un'altra volta l'adorabile biondino e il suo adorato Gaveston.

Lady Mercury



permalink | inviato da ladymercury il 17/10/2011 alle 23:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
6 ottobre 2011
Come back to me, sunshine.

Rivoglio il sole. Non quello che splende nel cielo, visto che quello in cielo continua ostinatamente a splendere, nonostante il calendario provi inutilmente a far notare che oramai dovrebbe essere autunno inoltrato, con foglie che cadono e i primi maglioni.

No, rivoglio il sole dentro di me. Emergere dal buio che da luglio ha colonizzato una parte non trascurabile dell'anima e che continua a farmi sognare lezioni di russo che non vivrò mai più.

E nel frattempo, continuo a buttarmi a capofitto nelle piccole preoccupazioni di ogni giorno. Nelle righe tracciate per dividere i fogli da cons in due, e nello scribacchiare frenetico sperando di passare gli esami, gli ultimi, dopo cinque anni che sono sembrati infintii.

E come tutti quelli che sono agli sgoccioli (di pazienza e di energia, tra le tante), mi sento chiedere se ne sia valsa la pena.

Se questi cinque anni siano stati davvero utili, davvero belli. Se non ho ripensamenti, o rimpianti.

Vorrei conoscere la risposta a questa domanda, anche se so già che non sarà mai totalmente onesta.
Perché nonostante tutto, nonostante i giorni neri, nonostante le crisi isteriche pre-post-durante esame, nonostante i mille chilometri che si son portati via porzioni non esigue della mia vita e che le hanno sostituite con un mondo che non avrei mai creduto di poter scoprire...nonostante tutto, qualcosa mi fa rispondere sempre di sì. Quelle quattro ore a settimana in cui tutto il mondo poteva andare all'inferno, e in cui ero davvero felice.

Anche se, buon dio, non ho ancora capito perché conoscere il settore della silvicoltura siberiana fosse così fondamentale per le nostre vite.

 

Lady Mercury




permalink | inviato da ladymercury il 6/10/2011 alle 12:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
25 settembre 2011
To men.
In realtà, io sono come voi. Forse anche peggio di voi, con le mie tirate anti-elucubrazioni mentali e con i miei sguardi di disapprovazione quando mi raccontate di fidanzate o pseudo-tali il cui passatempo preferito è complicarvi la vita oltre ogni limite della decenza.
Perché, anche nei casi estremi in cui riesco a concepire l'esistenza di grandi amori, assoluti, e vi ascolto raccontare estasiati della gioia di essere felicemente innamorati e fidanzati, io so già che vi rivedrò, probabilmente sull'orlo di una crisi di nervi, o ancora meglio, finalmente sollevati e ringalluzziti dalla ritrovata libertà.
E vi lascerò parlare, perché sapete benissimo che le relazioni amorose non sono il mio forte, ma so quando è il momento di rimanere in silenzio e ascoltarvi. E vi lascio sfogare, vi lascio parlare per ore, tra una sigaretta e un'occhiata alla notte, mentre mi raccontate quel dark side of the moon che tenete nascosto finché riuscite a sopportarlo.
E io, l'eterna single, annuisco silenziosa, e sapete che vi capisco più di quanto non sareste disposti ad ammettere. Perché in me vedete l'amico con cui lamentarsi bevendo una birra, l'amico che non prenderà quasi mai le difese delle adorabili rompiballe che vi ritrovate al vostro fianco. E che al tempo stesso, non farà nulla per convincervi a liberarvene, ovvio. 
Ritornate da me, e io vi racconto poco o nulla di me,  perché l'ovvio vantaggio di rifiutarsi categoricamente di credere una volta di più all'amore è anche questo: pochi, pochissimi motivi per lamentarsi. E una serenità di fondo, quella di chi è padrone del proprio destino e naviga a vista, con lo sguardo sereno di chi ha pochi rimpianti, e ancor meno rimorsi.
Vi consolo, come farebbe un amico, e vi dico che in fondo, le donne rimangono un grande mistero anche per me, perché i rimproveri che si riversano sul vostro capo sono pressappoco gli stessi che si abbattevano sul mio. E anche se alcuni erano quasi giustificabili, altri erano totalmente campati in aria. Per questo conosco il vostro stupore quando vi accorgete che tutti quei piccoli dettagli a cui non avete dato importanza sono diventati dei macigni. O quando la soluzione che credevate di aver trovato si rivela clamorosamente sbagliata. Been there, done that. E le vostre disattenzioni, la vostra incapacità di riconoscere dettagli microscopici che per le vostre dolci metà pesano tonnellate, sono anche le mie. 
Per questo non vi rimpiango, quando tornate da loro. Né mi struggo della vostra assenza. 
Vi ascolto il tempo di un bacio, di una notte, e poi vi guardo andare via. Senza se e senza ma. 
Con il cuore leggero di chi sa di essere solo l'occasionale spalla su cui venire a lamentarsi, e a cui non pesa riconoscere che, forse, questo è il suo ruolo nell'universo.
E non vi giudico, o almeno, non eccessivamente. Come farebbero i vostri amici, mi chiedo cosa diavolo vi spinga a ritornare sui vostri passi, ma alla fine continuo a pensare che basta che siate felici. 
Forse ritornerete da me, forse non ritornerete mai.
Ma non importa. 
Il giorno in cui risentirò squillare il mio telefono, saprò farmi trovare.
Nel frattempo, buona fortuna, incasinatissimi, adorabili, perennemente inconsapevoli uomini.

Lady Mercury



permalink | inviato da ladymercury il 25/9/2011 alle 22:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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